Fotografia

Gli scritti teorici e programmatici del maestro ungherese Lazlo Moholy-Nagy, entrarono nel 1924 nella conoscenza e nella programmazione didattica del Bauhaus e negli anni successivi diventarono “la bibbia” della modernità non solo per gli artisti fotografi, ma anche per coloro, come del resto Pio Manzù, che nella pratica della fotografia pensavano di scoprire un linguaggio visivo funzionale ai loro progetti: dalle riprese di modelli in scala al piccolo oggetto di Still life, dal paesaggio all’architettura, dalla natura ai materiali dell’industria, sino alla pura sperimentazione sulla luce e sui punti prospettici della ripresa.

AUTO DI FAMIGLIA

A Ulm Pio Manzù studierà la teoria della Gestalt, una teoria psicologica a fondamento filosofico che in lingua tedesca significa “forma”.

Se si osservano attentamente le fotografie giovanili di Pio Manzù è evidente per esempio la messa in luce di una percezione plastica dell’immagine che nel suo insieme è come “modellata” dalle luci e dalle ombre che l’attraversano.

                  

PAESAGGI E RITRATTI

                  

PERSONAGGI

Quasi sempre nei suoi ritratti, da Giorgio Morandi ad Aldo Salvadori e Cesare Brandi, Pio Manzù adotta un punto di ripresa abbassato rispetto al soggetto, in parte dovuto al mirino a pozzetto della Rolleiflex che consente di vedere l’immagine dall’alto verso il basso; una modalità molto amata dagli architetti e in particolar modo usata anche negli ultimi anni nei corsi di fotografia del Bauhaus e della scuola di Ulm.

Il formato quadrato del negativo aiuta il fotografo a isolare il soggetto in uno spazio omogeneo in cui non vi sono estensioni percettive come nei formati rettangolari.

Nelle tre fotografie del volto di Kokoschka, come in quelle in cui si vede suo padre Giacomo Manzù, c’è un punto di ripresa che si muove leggermente in alto e in basso in minimi spostamenti dovuti alla mancanza del cavalletto che dona maggiore libertà di movimento a Pio il quale osserva il soggetto nel mirino della Rolleiflex.

                                                  

SALONE DI GINEVRA 1961

Nei particolari delle automobili fotografate da Pio Manzù nei saloni di Ginevra e di Torino, anche se strettamente funzionali ai progetti di car design destinati alla produzione della Fiat, tra le luci e le ombre dei metalli e degli incastri di forme che identificano il design dei vari modelli di paraurti, profili, guarnizioni e spie luminose si evidenzia il senso plastico e la particolare inquadratura frontale del soggetto.

                                                       

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